• Dott.ssa Valeria Baldi

Da “I have a dream” a “Love wins”: i diritti civili negli USA.

“I have a dream” è il celebre titolo del discorso tenuto il 28 agosto 1963 da Martin Luther King presso il Lincoln Memorial di Whashington, in occasione della “Grande Marcia per il lavoro e la libertà”. Durante quest’ultima circa 250.000 persone, di cui 50.000 afro-americane, si riunirono a sostegno dei diritti civili dei neri d’America, celebrando il “Proclama di emancipazione” con il quale il presidente Lincoln, nel 1863, aveva decretato la liberazione degli schiavi nei territori degli Stati Confederati d’America. Così proseguiva il reverendo Luther King: “I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed. We hold these truths to be self-evident: that all men are created equal" – ovvero “Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo. Riteniamo queste verità di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali”. La memorabile marcia del 1963 fu organizzata, infatti, come atto di protesta contro la discriminazione razziale ed, in particolare, di fronte alle forti opposizioni insorte in numerosi stati in seguito alla promulgazione del Civil Rights Act. Tale provvedimento, presentato al Congresso degli Stati Uniti d’America dal presidente John Fitzgerald Kennedy e divenuto legge nel 1964, sanciva l’incostituzionalità della segregazione razziale: al fine di garantire a tutti i cittadini uguale accesso ai servizi ed alle strutture pubbliche e private, fu vietata la discriminazione nelle assunzioni da parte di imprese ed istituzioni federali ed il governo non poteva fornire alcun sostegno finanziario in programmi o attività riguardanti la discriminazione razziale. Il Civil Rights Act proposto da J.F. Kennedy ed il discorso pronunciato da Martin Luther King costituiscono, dunque, due pietre miliari nel cammino degli USA verso l’uguaglianza. Altrettanto significativa appare, in tal senso, l’estensione dei diritti civili nei confronti dei cittadini americani cui si è giunti di recente, il 26 giugno 2015. E’ in questa data, infatti, che la Corte Suprema ha stabilito, con due sentenze storiche, che il diritto al matrimonio debba essere costituzionalmente garantito anche alle persone omosessuali in tutti i cinquanta Stati Uniti d’America. La maggioranza dei giudici della Corte, composta da quattro liberali più - ironia della sorte - un altro Kennedy, ovvero il giudice Anthony Kennedy, si è espressa in primo luogo dichiarando incostituzionale il Defence Of Marriage Act (DOMA), in quanto in contrasto con il principio di uguale protezione di ciascun individuo di fronte alla legge. Il controverso DOMA, infatti, approvato nel 1996 dal presidente Bill Clinton e da egli stesso successivamente ricusato, definiva il matrimonio come vincolo limitato esclusivamente all’unione tra uomo e donna, negando alle coppie omosessuali i medesimi diritti federali dei coniugi eterosessuali, in termini dunque di pensione, sanità, imposte. Tale legge vietava, inoltre, il riconoscimento legale delle unioni omosessuali nei differenti stati federali, contraddicendo il vincolo di reciprocità che lega questi ultimi, in base al quale all’interno di ogni stato sono approvati e validati i titoli di studio, i documenti d’identità, i procedimenti giudiziari e lo status legale di tutti i cittadini americani. E’ solo con l’abrogazione del DOMA che le coppie dello stesso sesso, legalmente sposate, avranno diritto allo stesso trattamento di quelle eterosessuali di fronte alla legge federale: basti pensare che dall’anno prossimo i coniugi gay potranno compilare la stessa dichiarazione dei redditi ed accedere a pensioni e sanità del consorte. La seconda sentenza storica della Corte Suprema ha riguardato il Proposition 8, ovvero il referendum tenutosi nel 2008 in California, nel quale si chiedeva l'abolizione del diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso. La maggioranza degli aventi diritto al voto si era espressa a favore della proposizione, determinando, pertanto, la concreta abolizione in California del diritto di matrimonio per le coppie omosessuali e limitando, dal 5 novembre 2008, l'accesso al matrimonio solo a coppie formate da un uomo ed una donna. A partire da tale data, diversi ricorsi sono stati presentati alla Corte Suprema della California, volti a sottolineare come il diritto a contrarre il vincolo matrimoniale sia inalienabile ed appartenente ad ogni essere umano: in quanto tale, non può essere messo ai voti né, tanto meno, annullato da un referendum. La decisione è stata, tuttavia, sospesa e rinviata, presentando un ulteriore ricorso, proprio alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Quest’ultima ha dichiarato incostituzionale, dunque, non solo il suddetto DOMA, ma anche il Proposition 8, stabilendo che negare la licenza matrimoniale a coppie dello stesso sesso violi le clausole di “uguale protezione” e di “giusto processo” contenute nel XIV Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America, quelle stesse clausole che furono introdotte per porre fine alla segregazione razziale. Le due storiche sentenze del 26 giugno 2015 sono state definite dal presidente americano Barack Obama “una vittoria per le coppie omosessuali che hanno lottato a lungo per il riconoscimento dei diritti civili, una vittoria per i loro figli, una vittoria per l’America”. Obama, d’altronde, in più occasioni pubbliche ha espresso la sua posizione favorevole nei confronti dei matrimoni omosessuali, tanto che, nel 2012 l’azienda americana di Luke Montgomery “Good Ideas for Good Causes”, impegnata in numerose raccolte di fondi a sostegno di cause sociali attraverso la vendita di magliette e gadget a livello internazionale, ha promosso la nota campagna di sensibilizzazione intitolata Legalize Love. Sul sito dell’azienda, infatti, in occasione della campagna elettorale di Obama, ma senza alcuna affiliazione o sponsorizzazione da parte della Obama for America, compariva la sezione “LGBT Americans for Obama”, nella quale era possibile acquistare tute per neonati con la scritta “My Two Dads Support Obama” (‘I miei due papà appoggiano Obama’) o tshirt con la stampa «DADT Repealed 12.20.2010», ovvero l’acronimo di “Don’t Ask, Don’t Tell” (‘Non chiedere, non dire’) in riferimento al divieto, abolito appunto nel 2010, per gli omosessuali statunitensi di rivelare il proprio orientamento sessuale durante il servizio nelle forze armate. Le iniziative lanciate da tale azienda hanno portato, inoltre, alla costituzione di un vero e proprio movimento indipendente per le pari opportunità, nonchè alla realizzazione, ancora nel 2012, del noto video Legalize Love, rapidamente diffuso in rete, nel quale numerose coppie gay, alcune con figli, appaiono sorridenti in abiti nuziali e lanciano il loro appello in favore delle unioni tra persone dello stesso sesso, con le parole del presidente Obama a tal proposito in sottofondo. «Se tutti siamo stati creati uguali, anche l'amore deve esserlo», ha dichiarato il presidente americano in seguito alle sentenze del 26 giugno, ricorrendo sui social network agli hashtags come “#lovewins” e “#loveislove”, mentre la Casa Bianca ed innumerevoli foto di monumenti e personaggi, pubblici e non, si tingevano e si tingono dei colori dell’arcobaleno. Negli Stati Uniti d’America si definisce, dunque, il quadro legale entro cui i matrimoni omosessuali potranno svilupparsi anche nei prossimi anni, mentre all’interno dell’Unione Europea tali coppie sono riconosciute ed approvate, ad oggi, solo in dodici dei ventotto stati. E’ da sottolineare che all’interno di questa minoranza non è possibile annoverare l’Italia, che, insieme alla Grecia, rappresenta l’unico paese dell’Europa occidentale a non prevedere giuridicamente il vincolo matrimoniale omosessuale. I sindaci di alcune città italiane, come Roma e Milano, hanno istituito a tal fine registri per le unioni civili tra persone dello stesso sesso, riscontrando, tuttavia, la netta opposizione di numerosi prefetti, che ne hanno richiesto la cancellazione. Oltre alla distanza geografica dagli USA, sembrano così lontane in Italia le parole del Reverendo Luther King: “We hold these truths to be self-evident: that all men are created equal".

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